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Messaggero Veneto - venerdì 10 aprile 2009


Tanta paura e poca voglia di parlare ma i titolari hanno già riaperto il locale

PRADAMANO. All’indomani della rapina e dell’aggressione che si è consumata mercoledì sera fuori dell’agriturismo “Frascje dai Spadons”, resta la paura. Poca la voglia di parlare, rimane la preoccupazione tra la famiglia Masarotti, titolare dell’azienda agricola, che comunque ieri sera ha riaperto il locale al pubblico. Insomma, se pur non sfociata in tragedia, ha lasciato comunque il segno la rapina di mercoledì ai danni di due rappresentanti di preziosi proveniente da Valenza Po (Alessandria), in Friuli per affari. I malviventi, tutti con il volto coperto da un passamontagna, da quella rapina poi sfociata in aggressione, non ci hanno ricavato praticamente nulla. Ma tra chi ha vissuto quell’episodio è rimasta la paura. Per una terza persona coinvolta nella rapina-aggressione si sono verificate le conseguenze peggiori, ma per fortuna non gravi: tre punti di sutura dovuti a un colpo al capo. Meglio è andata a Giuliano Masarotti, figlio del titolare dell’agriturismo di Pradamano accorso in difesa del cliente: il suo gesto che forse ha evitato il peggio gli ha comportato solo qualche contusione. Dopo una mattinata di accertamenti sanitari, Giuliano Masarotti, ha fatto ritorno nell’agriturismo di famiglia, per consumare un pasto con gli amici più cari. Ma né lui, né i suoi famigliari hanno voluto commentare il fatto. Hanno preferito trincerarsi dietro un silenzio dettato dallo spavento e dalla non preventivabile disavventura. «Non c’è nulla da dire» è stato il commento di Masarotti ancora un po’ confuso e frastornato. «È stata una cosa improvvisa e i clienti all’interno del locale non hanno subìto alcuna conseguenza. Questa sera (ieri, ndr) saremo comunque nuovamente riaperti al pubblico». Quanto alla rapina e alla successiva aggressione nella mente di Giuliano Masarotti i ricordi sono ancora un po’ confusi. «Tutto è successo velocemente e di conseguenze gravi non ce ne sono per nessuno, oltre a questo non c’è nient’altro da aggiungere», ha ribadito Masarotti stanco dalla nottata passata prima al pronto soccorso per le prime cure e poi a rispondere alle domande degli inquirenti. Del caso, infatti, se ne stanno occupando gli uomini della squadra mobile della questura di Udine coordinati da Ezio Gaetano che hanno scoperto che i due rappresentante di preziosi, spesso in Friuli per affari, erano pedinato da tempo dai malviventi. «Non mi sono sembrati stranieri – ha cercato di dire Masarotti – urlavano e da quello che dicevano sembrava che fossero italiani». Gianpiero Bellucci

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