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Messaggero Veneto - domenica 3 agosto 2008


Profughi: a Pradamano no, in Friuli forse

I cento stranieri che sabato avrebbero dovuto essere trasferiti da Lampedusa a Pradamano sono stati “dirottati” in Emilia Romagna. Per ora l’arrivo di nuovi profughi, oltre a quelli già ospitati a Gradisca d’Isonzo e ad Aviano, rimane sospeso. Ma l’assessore regionale alla sicurezza Federica Seganti fa sapere che il Friuli è pronto ad affrontare eventuali emergenze future grazie a un piano condiviso con il Governo. Martedì un vertice a Roma. Ieri l’assessore ha sentito al telefono sia il ministro Maroni, collega di partito, sia il capo dipartimento libertà civili e immigrazione del ministero degli Interni, prefetto Mario Morcone e a entrambi ha chiesto di «sospendere al momento ogni ulteriore invio, almeno finché non vi sia saturazione in altre regioni, specie in quelle senza alcun centro d’accoglienza».«La Regione – ha dichiarato ancora Seganti – non si sottrarrà alle proprie responsabilità. Ma le richieste di ospitare richiedenti asilo non possono e non devono più essere estemporanee, non devono arrivare all’ultimo momento». La notizia dell’arrivo di cento profughi, infatti, è giunta a Udine solo venerdì nel pomeriggio. Tanto che il prefetto Ivo Salemme ha dovuto convocare in tutta fretta un Comitato di ordine e sicurezza pubblica convocando i responsabili di polizia, carabinieri, guardia di finanza e vigili del fuoco. Gli aspetti da definire erano tanti. Forse troppi per riuscire a fare tutto in poche ore. L’atterraggio del volo charter proveniente da Lampedusa, infatti, era previsto per le 12.30 di ieri a Ronchi dei Legionari. Gli immigrati avrebbero poi dovuto raggiungere il Cityhotel di Pradamano, struttura con 130 posti letto affittata da don Luigi Fabbro, presidente dell’Ente friulano di assistenza (Efa). Il Viminale, ottenuta la disponibilità da parte di don Fabbro nel primo pomeriggio di venerdì, si era dato da fare per organizzare in tempo record il ponte aereo. Nelle ore successive il prefetto Morcone, aveva avvertito telefonicamente i vertici politico-istituzionali della Regione che, evidentemente, sono stati colti alla sprovvista e non hanno gradito. Tanto che Seganti, in una nota di ieri, ha sottolineato: «Per il futuro, se le cose dovessero peggiorare, tutto dovrà rientrare in un’ottica di programmazione complessiva, per poter affrontare qualunque situazione nei modi opportuni. Se ci sarà da dare una risposta d’urgenza, il Friuli, non contrario a priori ad accogliere richiedenti asilo, saprà fare la sua parte. Ma sarà indispensabile che il ministero contatti preventivamente l’amministrazione regionale, da considerare come il primo e il principale interlocutore. Sarà poi la Regione ad individuare, sentiti i sindaci, la soluzione più idonea».Martedì l’assessore e il presidente Renzo Tondo voleranno a Roma dal prefetto Morcone con l’obiettivo di definire «un preciso piano di emergenza». E proprio su questo punto l’opposizione è andata all’attacco. «Il Friuli Venezia Giulia fa parte dal 2007 della rete nazionale per i richiedenti asilo (Sprar) e non dovrebbe essere impreparato all’arrivo di un centinaio di immigrati, come quelli annunciati, poi non giunti, a Pradamano» ha detto il consigliere regionale Franco Codega (Pd), accusando di fatto la Giunta di non applicare l’accordo-profughi. Anna Rosso

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