Menu di navigazione
Appuntamenti
Contenuti della Sezione:
Messaggero Veneto - domenica 3 agosto 2008
I commercianti: per noi sarebbe stato un dramma
Hanno paura. I commercianti temono i riflessi negatividi un eventuale arrivo di immigrati a Pradamano, al Cityhotel. Il primo pensiero è quello della sicurezza, ma si teme anche la fuga dei clienti e la conseguente desertificazione dei megastore. Nessuno, ufficialmente, parla contro gli immigrati, anzi i commercianti usano spesso le parole “accoglienza”, “disponibilità”, ma non vogliono che si sacrifichi la sicurezza per garantire la pur condivisa accoglienza umanitaria. Sono stati loro, gli esercenti, i primi destinatari delle confessioni degli abitanti di Pradamano, soprattutto gli anziani che hanno manifestato tutte le loro angosce. L’insicurezza è il sentimento amplificato dalla categoria dei negozianti che nei prossimi giorni pensano a un incontro per scongiurare l’arrivo al cityhotel degli immigrati proveninenti da Lampedusa.Una presa di posizione durissima contraddistingue il direttore del Cinecity, Ezio Bregant Gnot che sbotta: «Se succedesse, per noi sarebbe un vero dramma». Secondo lui «è sbagliato pensare di destinare a questa finalità di accoglienza dei profughi una struttura così vicina a un contesto commerciale». La logica vorrebbe, a suo dire, «che non si scelgano destinazioni simili accanto ad attività che portano clienti e visitatori». Non saprebbe, come direttore, da che parte incominciare se a pochi metri dal Cinecity dovessero trovare rifugio gli extracomunitari. «Come si affronterebbe il problema?”, si domanda allarmato. Fa capire chiaramente che il Cinecity «sarebbe a forte rischio, vicino a una struttura simile e, suppongo, anche tutte le attività limitrofe ne risentirebbero». Il megastore andrebbe incontro sicuramente a una fuga dei clienti e a un rischio chiusura. «Immaginiamoci se la gente avrà intenzione di venire qua, con la paura di furti, rapine, atti contrari alla legge: insomma, qui arrivano ogni domenica dalle 4 alle 5 mila persone, soltanto a Santo Stefano contiamo almeno 10 mila presenze». Non vuole fare l’uccello del malaugurio il direttore, ma è certo che «i danni economici sarebbero esorbitanti», e l’sos-chiusura non sarebbe affatto irrealistico. Il messaggio che la categoria vuole lanciare alle istituzioni è chiarissimo: «C’è un’economia da proteggere». Anche al Bennet tira una brutta aria, anche se i singoli negozi preferiscono l’anonimato, ma sono già in stato di pre-allerta.Dal canto suo il direttore dell’Interspar, Daniele Coppola, pur dichiarando di «non conoscere la situazione», afferma: «Non penso che daranno fastidio, ma certo la gente potrebbe porsi delle domande». A microfoni spenti, Coppola fa capire che non crede proprio che un «simile progetto andrà avanti». Un appello a tenere conto della sicurezza arriva all’unisono dall’edicolante di piazza Zardin, Claudio Matiz e dal collega di via Primo Maggio, Mauro Tuniz. Meno preoccupato, invece, il cotitolare di Rapsodia Bar, Alessandro Causero: «Se gli immigrati stanno dentro la struttura, non vedo il problema».Irene Giurovich