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Messaggero Veneto - giovedì 19 novembre 2009


Gros Market, la Cgil attacca: solo promesse

PRADAMANO. «Un tentativo di stravolgere la realtà e tante promesse senza fondamento». Ecco cosa ne pensa la Cgil della proposta di trasferire i dipendenti del Gros Market in Veneto fatta dalla dirigenza nell’incontro con la Regione. «Il punto vendita in apertura in Veneto per ora è solo un progetto, che tra l’altro prevede la chiusura del punto vendita di San Fior e la ricollocazione degli stessi lavoratori che sono 17 – attacca Claudio Caporale della Filcams Cgil che ieri ha riunito in assemblea tutti i 30 lavoratori del magazzino all’ingrosso che dal primo gennaio rischiano di restare senza lavoro –. Considerato il format dei punti vendita Gros Market che prevede una superficie di vendita di 4500 metri quadri (a Pradamano lo stabilimento è di 8.500 metri) e l’impiego di 20 addetti ci chiediamo quanti lavoratori potrebbero essere ricollocati». Non solo. Secondo Caporale anche le altre possibili soluzioni non sembrano essere percorribili. «Alla luce delle iniziative messe in campo dai lavoratori e dal sindacato per ottenere risposte certe dall’azienda in tema di salvaguardia dell’occupazione, sia per un eventuale riconversione del punto vendita, o per ammortizzatori sociali che rendano meno drammatica la situazione futura dei lavoratori – prosegue Caporale –, sembra che l’azienda voglia tendere la mano. Ma in realtà, le proposte non sono mai state formulate direttamente e l’unico documento rimane il fax dell’apertura della procedura di mobilità per la chiusura del punto di vendita. E in ogni caso – aggiunge – le proposte sono e restano inaccettabili». I motivi sono semplici: «Come si può accettare una proposta di franchising visto lo stato del magazzino che prevederebbe investimenti strutturali per circa quattro milioni di euro secondo quanto dichiarato dallo stesso gruppo Lombardini — si chiede Roberto Nonino – o la ricollocazione dei lavoratori in un punto vendita di fatto solo in progetto e senza specificare il numero dei lavoratori ricollocabili?». Secondo la Cgil insomma, i problemi restano. «Apprezziamo l’intervento della Regione e dei sindaci, che hanno dato la loro disponibilità nell’incontro del 10 novembre nella sala consiliare di Pradamano a investire sull’immobile per la sua ristrutturazione o riconversione, ma l’azienda – dicono i sindacalisti – ancora una volta sfugge al confronto e abbandona trenta lavoratori che dall’inizio degli anni ’80 hanno contribuito in modo considerevole alla crescita del gruppo Lombardini». Ecco perché la Cgil non esclude nuove iniziative di protesta nel tentativo di trovare «una soluzione percorribile concreta per i trenta lavoratori che rischiano di perdere il lavoro a partire dal primo gennaio del prossimo anno». (c.r.)

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