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Messaggero Veneto - domenica 3 agosto 2008
E in paese la gente è divisa tra paure e voglia di solidarietà
C’è chi è spinto da ragioni umanitarie e chi invece guarda esclusivamente alle ricadute sociali. L’ipotesi che Pradamano possa ospitare gli immigrati che sbarcano a Lampedusa sta mettendo in allerta la popolazione, anche se due sere fa lo stop del governo, all’ultimo minuto, ha riportato la calma. Non si sa ancora che cosa succederà nei prossimi giorni e lo spauracchio di un cambiamento del tessuto cittadino spaventa alcuni, lascia indifferenti altri, crea un’atmosfera di multietnicità invocata da una parte di abitanti. Il colore politico non è la discriminante.Anche chi si schiera fra i contrari, comunque, viene colto da rimorso e lascia aperte le porte dell’accoglienza, perché «stanno peggio di noi queste persone», dice un pensionato secondo cui «se non siamo solidali con chi soffre, quale tipo di solidarietà saremo in grado di costruire?» Una domanda che si pone anche Maurizio Salvi, sebbene esprima la necessità «che il governo blocchi sul nascere gli sbarchi continui, così che non si deve risolvere il problema del collocamento dei nuovi profughi in giro per l'Italia e adesso per il Friuli». Quanti considerano l’immigrato come un potenziale rischio per la tranquillità della zona e per l’incolumità non si sentono affatto rassicurati dallo stop provvisorio: «Resta il problema; personalmente non voglio provare insicurezza; non sarebbe proprio il caso di vedere questa zona diventare un ghetto o un futuro Bronx», dice una signora di mezza età preoccupata per il destino del suo paese e dei suoi figli. Le contromosse? C’è chi vocifera, ma non ci sono conferme ufficiali ancora, di una possibile manifestazione civica per ribadire il no all’utilizzo di strutture per accogliere gli immigrati. Altri ipotizzano una raccolta firme da spedire direttamente a Roma. (ir.gi.)