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Messaggero Veneto - lunedì 14 dicembre 2009
«Ora la nostra è una lotta per la dignità»
I lavoratori del Gros Market hanno voluto illustrare i motivi della clamorosa protesta con una lettera aperta che qui riportiamo. * * * Dopo la terza notte di occupazione sul tetto del Gros market di Pradamano, le sensazioni che ci travolgono sono molte. L’azenda ha stigmatizzato la nostra iniziativa dicendo che potrebbe inficiare qualsiasi loro intervento volto a consentirci ulteriori ammortizzatori sociali. Riteniamo un ricatto tali affermazioni dato che l’elargizione di questi ammortizzatori non dipende dalla volontà aziendale, ma ci spetta di diritto. Segnaliamo inoltre che solo dopo un’azione così forte, l’azienda si è degnata di parlare direttamente con noi lavoratori di Pradamano, alle loro dipendenze da oltre 20 anni. Ci sorge un sospetto: forse sono più preoccupati della pubblicità negativa che la nostra iniziativa gli sta procurando che dalla reale consapevolezza del dramma che noi stiamo vivendo. Ora la nostra è una lotta per la dignità. Tutti parlano di una possibile ripresa e di timido ottimismo, forse per incentivare gli acquisti natalizi, ma la reale situazione di questo strano paese è che moltissimi lavoratori hanno perso, stanno perdendo e perderanno la loro principale fonte di reddito. Noi non ci siamo scordati che fino a poco tempo fa si parlava di stipendi inadeguati: ora tutto questo è passato in secondo piano a causa della crisi generata dalla finanza spregiudicata mentre i lavoratori sono costretti a subire col ricatto occupazionale qualunque condizione. Siamo considerati indegni di essere ascoltati perché abbiamo voluto estremizzare la nostra lotta, mettendo a repentaglio la salute. Evidentemente conta di più l’immagine dell’azienda che deve rimanere immacolata malgrado stia lasciando in balia degli eventi 30 persone, 30 famiglie che dal primo gennaio non avranno più un futuro certo o perlomeno dignitoso. La nostra iniziativa, speriamo pertanto, possa essere di stimolo per tutti i lavoratori in difficoltà, perché si crei finalmente un’argine a un’idea di società sempre più divisa tra pochi privilegiati, che nonostante tutto devono rimanere tali, a scapito di una moltitudine di persone che, con le loro insicurezze e i loro sacrifici, devono permettere il mantenimento di tale situazione. A questo punto siamo sempre più determinati e fino a quando non avremo risposte certe non accetteremo di interrompere la nostra azione di lotta, anche perché siamo sempre più consapevoli che la nostra situazione rispecchia totalmente quella di una società malata che va cambiata radicalmente riportando al centro della discussione il tema del lavoro, della persona e di una società più solidale.